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Scritto da William
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Venerdì 23 Luglio 2010 10:29 |
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Giriamo a tutti i nostri lettori l'appello di Greenpeace che segnala la presenza sospetto di essere stato coltivato, illegalmente, a mais OGM in Friuli. Come leggerete il campo è stato messo sottosequestro ma ciò non basta:
Da Greenpeace: In questi giorni stiamo rischiando la prima estesa contaminazione da OGM in Italia, a causa di una presunta semina – che sarebbe assolutamente illegale - di mais transgenico in un campo in Friuli, nel Comune di Fanna (Pn). Lo scorso 10 luglio il terreno “sospetto” è stato posto sotto sequestro, ma la Procura di Pordenone, invece di intervenire d’urgenza, si è presa un mese di tempo per la verifica delle analisi e la stesura della perizia.
Aspettare agosto è assurdo! Le analisi molecolari per l’accertamento della presenza di OGM sui campioni - che sono già stati prelevati da tempo - non richiedono più di tre giorni! Ormai quel mais è in fase avanzata di maturazione: ancora pochi giorni e queste piante produrranno il loro polline, che si disperderà in ambiente e darà il via a una contaminazione difficilmente arrestabile.
Non possiamo star fermi a guardare! Per questo ti invitiamo a scrivere insieme a Greenpeace e a tutta la Task Force per un'Italia Libera dagli OGM al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Nella sua funzione di Garante delle norme e della loro applicazione, chiediamo al nostro Presidente di intervenire con urgenza sulla Procura di Pordenone per scongiurare ogni ipotesi di contaminazione da piante transgeniche.
Per maggiori informazioni visita www.greenpeace.it
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Scritto da William
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Mercoledì 09 Giugno 2010 09:24 |
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Oggi abbiamo deciso di prendere spunto da un redazionale di Mario Tozzi (geologo, primo ricercatore IGAG/CNR) pubblicato su National Geographic del Settembre 2009, per parlare dell'impatto ambientale della nostra dieta quotidiana.
"...un hamburger da 250 grammi, o una fettina di carne di manzo delle dimensioni di una mano: si calcola che sia in grado di rilasciare in atmosfera una quantità di gas serra pari a quella emessa da un'autoveicolo di 1.500 kg che viaggia per una quindicina di chilometri".
L'esempio forse non è perfettamente calzante a noi italiani mangiaspaghetti, però è di grande impatto per farci comprendere come non basti recarsi in bicicletta da McDonald's o alla Steak House per ritenere di aver fatto il possibile per ridurre l'impatto ambientale del tanto amato panino o della succulenta bistecca.
Spesso capita di compiere azioni e non conoscerne a fondo le conseguenze, ciò che ci manca di fatto è la consapevolezza delle nostre azioni, basterebbe poco per poter ridurre il proprio impatto ambientale semplicemente compiendo azioni più razionali. La mobilità da sempre è vista come la più grande causa dell'emissione di gas serra, ciò di fatto non è vero, la nostra dieta, con la sua logistica e la catena di produzione di ciò che ci alimenta, di fatto sono tra i primi produttori di anidride carbonica ed equivalenti, e non solo. La carne in particolare, e quella rossa nello specifico, ha un alto impatto ambientale, sia perchè consuma grandi quantità di risorse altrimenti destinabili, come acqua e cereali, sia perchè dall'allevamento alla macellazione, dal confezionamento alla distribuzione, immette grandi quantità di gas serra nell'atomosfera.
La bicicletta va bene, ma se la usiamo per andare ad acquistare verdura e carne locali, va meglio!
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Scritto da William
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Sabato 22 Maggio 2010 15:15 |
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Qualche settimana fa avevamo promosso la campagna di Greenpeace contro Nestlè (vedi la notizia) perchè cessasse l'acquisto di Olio di Palma proveniente dalle foreste del sudest asiatico, causa della distruzione delle foreste e quindi dell'habitat naturale tra gli altri degli oranghi, protagonisti del video shock a supporto della campagna di Greenpeace.
Il 17 maggio Greenpeace ha annunciato la vittoria con il comunicato che orgogliosamente vi riportiamo, nella speranza che Nestlè mantenga le promesse e che sia d'esempio per altri produttori e distributori del settore alimentare.
Tratto dal sito di Greenpeace — Abbiamo vinto! Oggi Nestlé ha annunciato che non userà più prodotti che provengono dalla distruzione delle ultime foreste del Sud Est Asiatico e minacciano gli oranghi. Due mesi fa con la campagna 'Kit Kat Killer' denunciavamo Nestlé per l'acquisto di olio di palma dal campione della deforestazione Sinar Mas.
Siamo felici della decisione di Nestlé di concedere finalmente un break agli oranghi e alle foreste. Dobbiamo questa vittoria alle decine di migliaia di persone che in Italia ci hanno aiutato, con messaggi e altre forme di attivismo sul web, a raggiungere questo importante obiettivo.
Adesso, è necessario che l'esempio di Nestlè venga seguito anche dalle altre aziende europee, come Carrefour, che continuano a rifornirsi di olio di palma e carta proveniente da aziende che distruggono le foreste in Indonesia.
Nestlé si è impegnata a identificare, e a escludere dalla sua filiera, quei fornitori che sono proprietari o gestiscono "piantagioni ad alto rischio o legati alla deforestazione". Questa esclusione si applica in particolare ad aziende come Sinar Mas, il più noto produttore di olio di palma e carta dell'Indonesia e ha implicazioni anche per quei commercianti di olio di palma, come Cargill, che continuano a comprare da Sinar Mas.
La decisione di Nestlé è un chiaro messaggio al campione della deforestazione Sinar Mas e a tutto il comparto delle industrie dell'olio di palma e della carta: la distruzione delle ultime foreste tropicali non può essere accettata dal mercato globale.
La domanda globale di olio di palma e carta indonesiane è in aumento e questo spinge compagnie come Sinar Mas a espandersi fino a distruggere le foreste torbiere dell'Indonesia che ha uno dei tassi di deforestazione più alti al mondo ed è il terzo Paese per emissioni di gas serra, dopo Cina e Usa.
L'olio di palma è usato per la produzione di alimenti (come la cioccolata) ma anche per cosmetici e come biocarburante. Riguardo alla carta, proprio la scorsa settimana al Salone di Torino, abbiamo presentato la classifica "Salvaforeste" che dimostra il ruolo rilevante dell'editoria italiana nella distruzione della foresta indonesiana.
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Scritto da William
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Giovedì 18 Marzo 2010 15:11 |
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Il video realizzato da greenpeace è molto forte e non lascia certamente indifferenti. Non deve aver lasciato indifferenti nemmeno i dirigenti della Nestlè che dopo appena due ore dalla diffusione del video denuncia, hanno annunciato di voler annullare i contratti di fornitura che li legano alle aziende legate alla denuncia. Di seguito riportiamo il comunicato ufficiale di Greenpeace e il link al sito dove è possibile vedere il filmato, anticipato dal messaggio che il contenuto è molto forte.
Kit Kat - croccante cioccolato che distrugge le foreste. Nestlé, il produttore di Kit Kat, acquista olio di palma da aziende che stanno devastando la foresta pluviale indonesiana, minacciando la sopravvivenza delle popolazioni locali e spingendo inevitabilmente gli oranghi verso l’estinzione. Tutti abbiamo bisogno di una pausa ogni tanto ma non vogliamo per questo renderci responsabili della distruzione di una preziosa foresta pluviale. Chiediamo a Nestlé di concedere una pausa anche agli oranghi e alle foreste indonesiane e di non acquistare mai più olio di palma da aziende responsabili della distruzione di uno degli ultimi polmoni del nostro pianeta.
Per maggiori informazioni sull'iniziativa visita la pagina ufficiale: www.greenpeace.org/italy/kitkat
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Scritto da Maria
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Martedì 22 Dicembre 2009 15:05 |
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Da qualche mese la Svezia ha preso il ruolo di presidente Ue, e si da subito ha redatto un opuscolo dove vengono inseriti gli alimenti che contribuiscono meno alla produzione e al rilascio di CO2. Il tutto può essere riassunto in: «Mangiate meno carne, bevete meno acqua minerale e più latte, e così date una mano a salvare il nostro pianeta dall' effetto-serra. Se potete, sostituite una o due bistecche alla settimana con piatti vegetariani».
Un alimentazione intesa in questi termini si traduce in un'alimentazione sostenibile, quindi alla minor produzione e al rilascio nell'atmosfera di CO2, biossido di carbonio, e di altri gas-serra; oltretutto alcuni alimenti sono più dannosi per l'ambiente rispetto ad altri come ad esempio la carne bovina che risulta in cima alla lista degli alimenti con il più alto impatto ambientale attraverso il suo processo di nascita - allevamento - macellazione - trasporto della carne. Dovremmo inoltre favorire gli alimenti a km zero e di stagione, cioè quegli alimenti che vengono prodotti nelle nostre aree geografiche evitando di comprare, peperoni e fragole tipiche della stagione estiva, a dicembre!
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